La bisca online dove il tresette fa nascere amori

Animazione

Esiste un posto che non c’è. In un luogo che non esiste da nessuna parte, ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, esseri umani si incontrano senza vedersi, si scambiano senza darsi, si parlano senza voce, si regalano affetti coprendosi a vicenda, sciogliendosi paure e calmando debolezze.

Nel luogo che non c’ è ci si rispetta, ci si affronta, ci si sfida e ci si batte a duello senza risparmio di colpi. Ci si parano le spalle, si condividono trucchi e codici d’onore, si massacra chi è  scorretto. Il luogo che non c’è  è fatto di tappeti verdi che non si toccano e fumo stantio che non puzza.

Qui, in questo bar virtuale e futuristico, si gioca a carte, solo italiane: tresette, briscola chiamata e busca.

L’età non importa, la vita passata e presente nemmeno. Ogni cosa viene messa in sospeso, quando si varca la soglia del luogo che non esiste in nessun luogo. Contano solo le carte, meglio gli assi, che valgono di più. Si scambiano risate, si condividono follie, si vivono vite parallele, al nascosto da consorti che rimangono tranquille, che pensano che nel luogo-non-luogo non possano perdere i mariti; invece, ignare, magari li perdono del tutto, ché oltre i piacere della carne c’è il condividere rispettoso di principi e sentimenti, c’è passare tempo assieme, sempre, tutti i giorni, tossici di risate ed emozioni.

Tra una partita e l’altra, nascono amicizie e persino amori, nel luogo che non c’è. Quelli che si innamorano prima o poi perdono la testa, perché escono dal luogo che non esiste, entrano nella vita reale, cercano quell’anima a cui si sono legati, affezionati, connessi. E quando poi si vedono da vivi, quando vanno a vivere assieme, quando si riproducono, si ritrovano comunque ogni sera nel luogo che non c’è, perché solo lì sanno esistere davvero.

Ci sono famiglie intere, che si trovano dopo cena tutti assieme, nel luogo che non c’è. Bambini che crescono, nonni che invecchiano: tutti assieme, nel luogo che non c’è. Ci sono giovani, vecchi, uomini, donne, nel luogo che non c’è. Ci sono pensionati e lavoratori, compagni e fascisti, metalmeccanici e avvocati, studenti e poliziotti, casalinghe e cognati. Non si è giudicati altro che per quello che si è, per come si rispetta il gioco degli altri e per come si ascolta il compagno, nel magico posto che non c’è. Neanche i nomi propri contano. Ci si conosce con il soprannome, che diventa anch’esso più reale di tutto quello che è fuori, oltre la parentesi in cui ognuno chiude la propria vita, fuori dal magico cancello del posto che non esiste in nessun posto.

Il re a denaro plana placido sul tappeto verde.

L’avversario non risponde. Il socio cala il due. Si vede che era secondo.

Eppure l’asso non cade neanche stavolta.

Il bar che non esiste si chiama MyGDM. Qui ci si incontra per giocare a carte, con altre persone che preferiscono passare tempo assieme allenando il cervello a calcoli e strategie, anziché spegnerlo davanti alla tivù. Anche se ognuno è solo con il suo schermo, interagire è fondamentale, in qualsiasi partita. Chi non lo fa perde, a carte e nella vita. Peggio: chi non interagisce appartiene alla tribù che perde pure ai solitari. Nella community di GDM i soci invece si conoscono piano piano, alcuni di fama, altri per raccomandazioni di altri giocatori, altri ancora per osmosi (“se sei amico suo, allora sei amico mio”). E più la gente si conosce, più la vittoria si avvicina, perché con il tuo socio devi andare d’accordo, al tuo socio devi sostenere i bluff, di lui (o lei), ti devi fidare. E così, mentre i giorni passano, davanti al computer, ci si conosce sempre di più, si entra gradualmente gli uni nelle vite degli altri, anche se negli occhi non ci si è mai guardati e le dita non si sono mai sfiorate.

“A GDM abbiamo lavorato duro per creare un ambiente dove le persone che giocano a carte siano sicure di giocare con altre persone, con gente con cui hanno un certo rapporto, con cui hanno già giocato partite in cui non subentra mai il computer”, mi dice Yoda, nomignolo da Guerre Stellari, passato (e presente) da programmatore informatico, un’intramontabile passione per la busca e, soprattutto, l’inventore del sito.Come le migliori idee della penisola, anche questa è nata in un bar: erano quattro amici al bar, anche stavolta, a Reggio Emilia. Il bar Eritrea, vicino alla stazione, uno di quei bar dove si aspetta che la nebbia si alzi giocando a carte. Poi, si sa, la vita ci mette lo zampino: il quartetto ha rischiato di sciogliersi quando uno dei tre si è trasferito in America per fare il ricercatore e un altro ha aperto una sede in Cina, inaugurando vite da pendolari oltreoceanici che inficiavano la routine degli incontri quotidiani di sfide cartare, un’abitudine buona e sana, di quelle che allungano la vita.

“Rischiavo di non avere più i miei compagni con cui giocare a busca (nota del redattore-giocatore:  Busca è una variante del tresette a perdere, che nella capitale si chiama traversone). Sai – mi spiega, paziente, Yoda – la busca come si gioca da noi a Reggio Emilia è particolare, è difficile trovare buscaroli bravi persino a Modena o a Parma, che pure sono vicine”. Così Davide Gullo, in arte Yoda, non l’ha data vinta la sua partita ai trabocchetti della vita, e si è messo a programmare un software che consentisse ai quattro amici di continuare a incontrarsi, nel nuovo bar virtuale di GDM.

Da allora – sono passati più di quattro anni – la bisca online è piaciuta a tanti altri e adesso conta 50mila iscritti, di cui 250 abbonati a 4 euro al mese (solo agli abbonati è consentito giocare più di una partita al giorno). Tra spese di mantenimento e gestione, GDM produce un giro di affari che a stento lo rende sostenibile. “Anzi, l’estate scorsa ci ho rimesso 250 euro di tasca mia”, confessa Yoda.

Ma il piacere di giocare – e chi è giocatore nell’anima questo lo sa bene – vale molto di più.

In GDM, ufficialmente, non si gioca per soldi: si gioca per giocare. Ma anche senza le scommesse, una partita a carte rimane pur sempre una partita a carte. E la componente umana del GDM riproduce le beghe, i nervosismi e le competizioni tipiche di qualsiasi bisca reale. Che, come tale, ha le sue regole.

La ‘netiquette’ di GDM è un codice d’onore e buone maniere imbevuto di galanterie sudiste e gergo da dopolavoro ferroviario. In altri siti dove si gioca a carte italiane (due tra tanti: biska e tretre.it), le parolacce sono automaticamente censurate dal sistema. Peggio di un cappotto: piaccia o no, togliere la parolaccia da una bisca (reale o virtuale non importa) è come togliere il sale dalla pasta. Non è dietetica: è sciapa e basta.

Del resto la comunità, cresciuta negli anni anche grazie all’aiuto volontario dei tutor che accolgono i neofiti e dei moderatori che mitigano i litiganti, si governa ormai in pura democrazia internettiana, con tanto di dibattiti sulla pagina dei fan di Facebook. E la stessa comunità, da sola, si erge contro il baro che parla su Skype e il maleducato che insulta le signore. È un attimo: scatta il passaparola con messaggi privati tra utenti amici e per lo scorretto di turno scatta a sua volta il punteggio negativo.

La classifica e i punti si sostituiscono in tutto e per tutto alle scommesse: per un punto ci si azzanna feroci e per una partita c’è chi perde il sonno. Perché anche nel mondo che non c’è, nel virtuale che a volte trasborda e fagocita il reale, con le carte in mano siamo tutti bambini, dispettosi, cocciuti e sinceri. Bambini che giocano e stringono amicizia. Negli anni GDM è riuscita infatti a fare conoscere “dal vivo” insospettabili vicini di casa. Sì perché GDM, quest’entità che vive di vita propria, ogni tanto esce dall’etere e fa capolino nel mondo vero: in quei giorni speciali, buffi e divertenti, gli umani del mondo che non c’è giocano faccia a faccia, e così si ricordano che rumore fanno, le carte, quando cadono sulla tavola.

Il primo raduno nazionale di GDM ci fu a Reggio Emilia nel maggio del 2006, l’ultimo l’altro ieri a Cervia, il prossimo ci sarà a maggio 2010 a Palermo. “E poi ci sono innumerevoli raduni non-ufficiali, per cui le persone si incontrano per vie estranee al GDM”, mi dice Yoda. Quando si incontrano, la prima volta, si sono scambiati già talmente tante chiacchiere e tante carte che sembra si conoscano da sempre.Il mondo che non c’è, proprio perché non c’è, è ovunque. Nel centro e nella periferia di qualsiasi cittadina nel nord, sud e centro Italia, isole comprese. E anche all’estero.

Il pirata, Nick, è un bravo tresettaro: un calabrese nato e cresciuto nel Connecticut. A carte ha imparato a giocare su Internet e nel bar sotto casa, vicino quella di Paul Newman. Qui, a giocare a carte, tra un cappuccino e un cannolo, sono tutti italiani, che parlano una lingua incomprensibile, un dialetto intriso di contaminazioni meridionali varie e  vecchio cent’anni.

Per il pirata, come per Enis (ciociaro emigrato in Canada), come per tutti gli italiani che vivono all’estero (un paio di utenti GDM sono in Nuova Zelanda e pare si trovino benissimo con il fuso orario), e per quelli, di loro, che all’estero sono nati e per cui l’Italia è solo un punto lontano nel mappamondo, GDM è un portone che si spalanca sulla loro terra, con i risultati delle partite la domenica pomeriggio, con l’interruzione dei tornei di briscola perché “mi moje ha calato ‘a pasta”, con l’aperitivo del venerdì, con il “buona domenica, buon Natale e buona Pasqua”.

È l’Italia, che entra dallo schermo, a cavallo del 9 a coppe. E quasi sembra di sentirlo, il profumo della pastasciutta che la moglie del socio ha appena scodellato in tavola, fumante e grondante di parmigiano fresco. Altro che RAI Sat.

MyGDM è una community online, come ne esistono tantissime, che accorpa gente con uguali passioni. È che quella delle carte più che una passione è un vizio. Sarà che assomiglia alla vita più di altre. Qui si smazza, si guarda, si rischia, si calcola, si strategizza, si ascolta, si risponde, si perde e si vince, si va piombi. E prendersela col cartaro è da vigliacchi.