Natalino Balasso, la provincia ci salverà

Libri

Una liquidità che esorta al cambiamento, a non fermarsi sulle certezze, ma a cercare dietro l’apparenza. In una provincia che aiuta a non cadere nelle trappole della globalizzazione, del generale impoverimento televisivo.

Nel nuovo libro di Natalino Balasso, attore di teatro, comico o scrittore (gli si potrebbero dare tante etichette ma lui non le vuole ed è difficile dargliene una sola) c’è la metafora di un paesino avvolto dalla nebbia, dove si aggira un vento criminale.

Il titolo del romanzo è “Livello di guardia“. E’ il livello del Po, che incombe sul paese del Polesine, dove si svolge al storia. A tratti noir.

Cosa è questo vento criminale lo abbiamo chiesto a Balasso stesso: il paesino è metafora dell’Italia di oggi? Allora il vento. Da dove viene?

Sono dell’idea che ogni cosa è metafora. Le cose diventano metafore da sole. Non esiste libro che non parli, attraverso il microscopico, del macroscopico. Il vento criminale? È qualcosa che non si sa bene da dove arrivi e dove vada. Bisogna farci i conti però.

La situazione è molto liquida, come il Po e l’acqua che incombe sul livello di guardia. I personaggi del romanzo si muovono in una permanente liquidità. La società liquida di Zigmund Baumann?

Non ci sono punti di riferimenti ultimi, ma tutto cambia, muta in se stesso?

E’ in parte la mia chiave di lettura della realtà. Il confine tra bene e male non è molto più chiaro. Ho  preso spunto dall’ambiente geografico, dalla presenza del fiume. Anche il vento è mutevole.

Pensavo di essere il solo a pensarla così, credevo di essere strano. Finché non ho letto le poesie di Gino Piva, scrittore di Rovigo (anche Balasso è rodigino, nato nel 1960, n.d.r.) di fine ‘800.

Lui diceva allora qual che io penso oggi.

Cosa è la nebbia che avvolge il paese? Qualcosa che impedisce agli uomini di unirsi, di mettersi insieme, di reagire?

La nebbia in realtà è il contrario di quello che sembra. Ti impedisce di vedere chiaramente, ma allo stesso tempo ti permette di pensare che esiste una realtà che non percepisci.

Senza nebbia invece credi di vedere tutto chiaramente.Insomma: une nebbia positiva?

Qualcosa che invidio alla gente di montagna. Chi vive di fronte agli ostacoli, alle rocce, alle montagne, sa che può esserci sempre qualcosa dietro l’angolo, dall’altra parte. In pianura invece è tutto liscio, chiaro, sembra limpido. La gente di pianura è più sicura di se e si abitua ad una certa pigrizia mentale. Tranne dove c’è la nebbia.

Insomma Balasso: usciamo dalla metafora? Sta parlando dell’Italia di oggi.

Non mi fermerei a questo momento storico. La cosa è più vasta. Soprattutto parlo della provincia. Una porzione dell’Italia dove le cose arrivano un pochino dopo. E’una posizione migliore rispetto alla metropoli che è preda del linguaggio televisivo e delle bugie che racconta.

Non per meriti propri, ma la provincia ha una corazza che la salva, è più tarda e tende alla conservazione

Parliamo del “foresto”, lo straniero del romanzo. Chi è?

Un uomo che è tornato al suo paese. Arricchito e molto potente. In preda alla disperazione tenta il suicidio. Ma il fiume non lo vuole. Perde però la memoria.

E aleggia come uno spirito, sul paese. Conosce dei giovani imprenditori, come lo fu lui stesso. E sente di doverli proteggere. Da quel tipo di strada e dalla malavita.

Lei scrive anche in dialetto, con un occhio alla globalizzazione. Sarà mica diventato un “glocal”?

Non mi piacciono le etichette. Però il dialetto ci salva dal linguaggio uniforme televisivo. Il romano o il milanese si sentono in Tv.

E’ un linguaggio povero. Il dialetto invece ci può salvare perché è ricchissimo contro la scarsità dei termini dell’italiano televisivo.

E la globalizzazione?

Ho un ricordo degli anni ’70, positivo. Si diceva che il mondo doveva diventare un unico villaggio. Ci siamo. Ma è il villaggio delle multinazionali e dell’economia.

Comico o scrittore? Dove è che Balasso trova più soddisfazioni?

Resto un attore di teatro. La scrittura per me è un hobby, non ho doveri, scadenze. Il mestiere di attore invece è anche esso molto liquido oggi. Bisogna continuamente cambiare, evolversi.

Per scelta non faccio pubblicità e cerco sempre di mantenere alto il livello dei contenuti.Però poi la televisione la usa, anche se ne parla male?C’è molta brutta televisione oggi.

A causa della politica, della gente poco capace che ci lavora, delle sciacquette messe lì per fare un favore a qualche entità politica. Il livello si alzerebbe subito se togliessimo i politici dalla TV.

Io propongo delle cose. Se vengo ascoltato allora lavoro in televisione. Altrimenti non ne ho bisogno. Non mi interessa la fama. Anche perché nel lavoro in teatro non serve essere famosi. Occorre saper lavorare.